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Le barche tradizionali del Lago di Como sono il risultato di secoli di esperienza artigianale. Prima dell’arrivo delle moderne tecniche produttive, ogni imbarcazione veniva realizzata attraverso un lungo lavoro manuale, affidato soprattutto all’esperienza dei maestri d’ascia.

Forma, materiali e dimensioni cambiavano in base alla funzione della barca, ma alla base della costruzione rimanevano conoscenze tramandate di generazione in generazione.

Dalla chiglia nasce lo scafo

La costruzione iniziava dalla chiglia, uno degli elementi principali della struttura, che percorre longitudinalmente la parte inferiore dell’imbarcazione.

Su di essa venivano impostate le ordinate, elementi trasversali curvi che formano lo scheletro dello scafo e contribuiscono a definirne la forma.

Questa fase era fondamentale: proporzioni e geometria dovevano essere attentamente controllate per ottenere un’imbarcazione stabile ed equilibrata.

maestro d'ascia che prepara la struttura di uno scafo

Il fasciame: la forma prende vita

Una volta realizzata la struttura, si procedeva con il fasciame, cioè l’insieme delle tavole che costituiscono il rivestimento esterno dello scafo.

Le tavole venivano lavorate e adattate alla curvatura dell’imbarcazione, seguendo progressivamente le linee definite dalle ordinate.

Era un lavoro di grande precisione: ogni elemento doveva integrarsi correttamente con quelli vicini e con la struttura sottostante.

La scelta dei legni

Non tutte le parti della barca richiedevano lo stesso materiale. Essenze come rovere e larice potevano essere selezionate in funzione delle loro caratteristiche e dell’elemento da realizzare, mentre legni pregiati come il mogano hanno trovato largo impiego soprattutto nella nautica classica e da diporto.

La scelta dipendeva dalla resistenza necessaria, dalla lavorabilità del materiale, dalla funzione della barca e dalla disponibilità del legname.

Il calafataggio e la tenuta dello scafo

Terminato il fasciame, le giunzioni tra le tavole dovevano garantire una corretta tenuta all’acqua.

Il calafataggio prevedeva l’inserimento di materiale fibroso, come canapa o cotone, nelle commessure dello scafo. La lavorazione veniva poi completata con sistemi di sigillatura adeguati alla tecnica utilizzata.

Barche costruite per uno scopo preciso

Le caratteristiche finali dell’imbarcazione dipendevano soprattutto dal suo utilizzo.

Una barca da pesca doveva offrire stabilità e spazio sufficiente per reti e attrezzature; le imbarcazioni destinate al trasporto privilegiavano robustezza e capacità di carico, mentre quelle da diporto potevano ricercare maggiormente leggerezza, prestazioni e finiture.

Non esisteva quindi un unico modello: la tecnica veniva adattata alle necessità della barca e di chi l’avrebbe utilizzata.

Un sapere artigianale da conservare

Oggi la costruzione nautica dispone di strumenti e materiali molto diversi rispetto al passato, ma le tecniche tradizionali rimangono fondamentali soprattutto per comprendere e restaurare correttamente le imbarcazioni storiche.

Conservare queste competenze significa mantenere vivo un patrimonio fatto non soltanto di barche, ma anche di gesti, strumenti e conoscenze artigianali che hanno contribuito alla storia del Lago di Como.

maestro d'ascia